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Ossigeno per l’informazione: “3202 giornalisti minacciati”. Lazio-Puglia-Campania: “codice rosso”

Informazione diritto violabile 012006-2017. “3202 giornalisti minacciati”. Numeri da brivido che raccontano undici anni di terrore assoluto vissuto dal mondo dell’informazione nostrano.

Non solo l’Italia; anche il resto del nostro pianeta non può parlare di una stampa completamente libera di raccontare, senza lo spauracchio di inquietanti disturbi esterni, purtroppo sempre in agguato. Appena due giorni fa, davanti Palazzo Montecitorio, una manifestazione organizzata da Articolo 21, Amnesty International, NoBavaglio-Pressing e Federazione Nazionale della Stampa Italiana, per mostrare solidarietà e vicinanza a centinaia di colleghi turchi, arrestati, condotti in carcere e privati, ingiustamente, dello loro libertà. Il loro peccato mortale? Fare un’informazione sgradita al loro capo supremo, il Presidente turco Erdogan. Solo 10 giorni prima, lo scorso 22 aprile e a pochi passi da Piazza del Quirinale, invocavamo a squarciagola la liberazione del blogger e documentarista italiano, Gabriele del Grande. 12 giorni di detenzione senza un valido e giustificato motivo. Liberazione che, fortunatamente, avvenne. “Appello ascoltato”. Ieri, mercoledì 03 maggio, in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, un accorato appello del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in occasione della X Giornata delle Memoria ha voluto inviare il suo pensiero a tutti i giornalisti che, in nome della libertà d’informazione, del diritto e dovere di informare, nel denunciare ingiustizie, soprusi, orrori umani e traffici illeciti, lungo lo stivale o nei teatri operativi di guerra, ci hanno rimesso la vita. Diversi uomini e donne, innamorati ed innamorate del loro mestiere, minacciati/e, aggrediti/e con spiacevolissime conseguenze psico-fisiche, sequestrati e sequestrate, torturati e torturate fino al tragico epilogo: “la pena capitale per aver raccontato notizie scomode”.

 

Informazione diritto violabile 03Il nostro paese ha pianto i suoi operatori dell’informazione caduti in nome del sacrosanto dovere d’informare i cittadini. Giovanni Spampinato, ucciso a Ragusa nel lontano 1972 per aver scritto troppo. Fratello del giornalista Alberto Spampinato, direttore dell’Osservatorio Ossigeno per l’informazione. Peppino Impastato; caduto nella sua Cinisi per mano di Cosa Nostra, Walter Tobagi: vittima ai tempi degli anni bui del terrorismo politico nel nostro paese. Giuseppe Fava detto Pippo, altra conosciuta vittima per mano delle cosche mafiose. Giancarlo Siani, ucciso a 26 anni perché scomodo alla Camorra. Di nomi ce ne sarebbero ancora e non sono affatto pochi. I caduti all’estero nel tentativo di denunciare fatti, sangue, ingiustizie umane, traffici loschi e orrori vari che, purtroppo, i teatri di guerra presentano all’ordine del giorno. Non a caso ieri pomeriggio, dentro l’accogliente cornice di Palazzo Giustiniani a Roma, sede del nostro Senato, nel corso dell’importantissimo convegno, “Informazione”: diritto violabile?, due formidabili donne sono intervenute, invocando giustizia per le loro figlie barbaramente uccise durante lo svolgimento del loro lavoro. Una lunga battaglia, ma soprattutto il gran coraggio di portare avanti questa lotta, nonostante gli anni trascorsi. La mamma di Ilaria Alpi, uccisa in Somalia insieme al collega-operatore TV, Miram Hrovatin, e la Sig. ra Renata Capotorti, mamma della giornalista Graziella De Palo. Quest’ultima sparita nel nulla a Beirut nel 1980, mentre svolgeva una delicata inchiesta, legata alla vicenda del misterioso sequestro di missili, avvenuto ad Ortona un anno prima e che portò all’arresto del palestinese, Abuh Anzeh Saleh. Quest’ultimo era il responsabile di un’organizzazione militare clandestina, presente nel nostro territorio, esattamente la FPLP. La De Paolo fu catturata e sequestrata insieme al collega Italo Toni. Sulla loro vicenda fu posto il criticato e discusso Segreto di Stato. Non si seppe più nulla dei due e, temendo il peggio, tantomeno si son diffuse notizie sul ritrovamento dei loro corpi.

 

Informazione diritto violabile02Inquietante il particolare che emerge dal rapporto presentato da Ossigeno: Lazio in testa alla classifica fra le regioni dove vi sono più minacce inflitte ai giornalisti. Seguito da Puglia e Campania, le altre due regioni dove vita e libertà dei giornalisti sono in serio pericolo. 46 i casi di colleghi minacciati nel Lazio, circa il 39,3%. Un primato assoluto, decisamente disonorevole, contro il 14.5% dei casi raccontati in Puglia, il 12,8% delle minacce ricevute dai giornalisti campani, i 10 casi (8,5%) registrati in Sicilia e gli 8 (6,8%) della Calabria. Paradossalmente, perché di paradosso trattasi, minacce di numero inferiore nelle due regioni, Calabria e Sicilia, dove la criminalità organizzata è nata, regnando ancora sovrana. Lazio-Puglia-Campania: “codice rosso”. Federica Angeli, Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo e tanti altri professionisti dell’informazione costretti a vivere sotto scorta, con la libertà fortemente limitata ed il rischio continuo di ritorsioni su loro e le rispettive famiglie, causa un’informazione troppo libera, fastidiosa che non piace affatto a chi fa del bavaglio e della censura, il suo unico obiettivo di vita. Una legislazione poco favorevole ai giornalisti, complice il non idilliaco rapporto fra classe politica e stampa, la ciliegina amara che descrive una situazione a dir poco deleteria e intollerabile.

 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Art. 21 della nostra Carta Costituzionale. “Principio sale della nostra democrazia, da anni letteralmente calpestato”.

 

 

 

 

 

 

Foto: Marco Chinicò e pagina Facebook Ossigeno per l'Informazione

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